Fioccoso

Oban Sunset (150040305)

Now setting Phoebus shone serenely bright , And fleecy clouds were streak’d with purple light;

A. Pope, Pastorals, Autumn, 7-8

Già tramontando Febo i raggi fulgidi Spargea sereno, e le fioccose nuvole Eran vergate di lucente porpora,

Emidio De’ Vincenzi così traduceva nel 1767.

L’aggettivo fioccoso non è al suo primissimo uso, ma riutilizzato in questo luogo e in questa accezione acquisisce tenerezza e modernità eccezionali.

Miracolo

Giacobbe che lotta contro langelo

Giacobbe che lotta contro l'angelo, di Alexander Louis Leloir 1865

Butto giù un paio di appunti da alcune parole di Julián Carrón che ho riletto recentemente.

Nella domanda su come si possa non ridurre la Chiesa e Cristo alla nostra misura la risposta è il miracolo. Cioè « Il miracolo è l’accadere di qualcosa che “costringe” a pensare a Dio» che si impone così potentemente da non poterlo ridurre alla nostra misura.

Dato che questo si incarna in persone, che per la loro eccezionalità chiamiamo santi, non posso definire questo un discorso astratto. A maggior ragione per un’intuizione che mi tiene in ballo tuttora:

Da cosa si vede che Cristo non è astratto? Dalla nostra resistenza: uno non resiste al niente. La Chiesa, come corpo di Cristo, è ἐκκλήσια, convocatio, chiamata, prima che ἀγορά, congregatio, congresso.

Tutto questo non mi lascia mai tranquillo, ma nel contempo è liberante, perché non è un prodotto della mia immaginazione. Riuscirò a testimoniare la vittoria di Cristo nella mia quotidianità? Sarebbe il più grande miracolo.

Padre nostro

Dopo il sonetto di Giuseppe Torelli del precedente messaggio, scritto dall’autore per la morte di Scipione Maffei, allego ora uno dei più toccanti brani corali che abbia mai cantato: Il Padre Nostro della liturgia ortodossa, Отче Наш in antico slavo ecclesiastico.Un’esecuzione che renda giustizia alle ispirate armonie composte dallo Starets Nicolaj Kedrov la si può ascoltare grazie a YouTube tramite il coro Giovanile del Monastero delle grotte di Kiev, diretto da Olena Solovey.

Da ascoltare fermando l’orologio, con il cuore e la mente rivolti a quanto avvenuto venerdì sera, 4 gennaio 2008, presso la Chiesa di San Niccolò a Verona.

Staroslavo traslitterazione
Отче наш, Иже еси на небесех,
Да святится имя Твое,
да приидет Царствие Твое,
да будет воля Твоя,
яко на небеси и на земли.Хлеб наш насущный даждь нам днесь;
и остави нам долги наша,
яко же и мы оставляем должником нашим;
и не введи нас во искушение,
но избави нас от лукавого.
Otche nash, Izhe esi na nebeseh,
Da svjatitsja imja Tvoe,
da priidet Tsarstvie Tvoe,
da budet volja Tvoja,
jako na nebesi i na zemli.Chleb nash nasushchnyj dazhd’ nam dnes’;
i ostavi nam dolgi nasha,
jako zhe i my ostavljaem dolzhnikom nashim;
i ne vvedi nas vo iskushenie,
no izbavi nas ot lukavago.

Ancora una volta, come ieri, preferisco che sia la musica a suggerire quello che ogni volta mi si blocca in gola, rimane nella tastiera.

In mortem Iohannis Zanonis

Non avrei voluto iniziare l’anno con questo tipo di messaggi, ma lo ritengo un necessario tributo.

Ieri è venuto a mancare Giovanni Zanoni, il mio modello di insegnante di latino e greco. Ai miei studenti dicevo spesso: “Non mi si parli male di Zanoni, perché bacio la terra dove quell’uomo cammina”… ma sapevo di dire un’imprecisione, perché in più di un caso la mia impressione era che, come gli dei omerici, non camminasse effettivamente, ma sfiorasse il terreno.

Però ogniqualvolta aveva da parlare si è dimostrato di una lucidità e di una franchezza al cui confronto l’ipocrita circospetta diplomazia che aleggia nei consessi dei docenti è di una meschinità unica. Anche per questo egli è un mio modello, e tale rimarrà.

Per lui è il caso di chiamare in causa un altro grande e fine antichista: Giuseppe Torelli a cui cedo la parola per esprimere in parte quello che in questo momento di forte emozione non riesco a chiarire…

Spirto gentil, che infra i Beati assiso,
D’immortai gloria ti circondi e fasci,
E Dio scorgi, e di ben certo ti pasci,
Là ‘ve mai non alterna il pianto, e ‘l riso;

Se morte ha quinci il corpo tuo diviso,
E non già il cor, che qui fra noi pur lasci,
Dal cielo, ove più bello ognor rinasci,
Deh rivolgi qua giù pietoso il viso.

E mira, qual di duol nembo angoscioso
M’opprima, or che di te privo io rimango,
Altrui vile, ed a me grave e nojoso.

E se nel tuo gioir m’affliggo et ango,
Ciò non turbi, o Beato, il tuo riposo;
Che non la tua, ma la mia sorte io piango.

Osservazione geniale

Folgorato da questa frase trovata su WikiQuote1 la pubblico per farne tesoro.Commentando il reality show L’isola dei famosi durante la trasmissione Che tempo fa su RaiTre il 6 novembre 2004 Franco Battiato disse:

Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, voglio sentirmi cretino guardando persone eccellenti.

 Riflessioni successive più avanti… commenti benvenuti.

From good ol’ gone by time

Che carino,

nel libro Pretty Lessons in Verse for Good Children: With Some Lessons in Latin in Easy Rhyme di Sara Coleridge (1839) ho trovato questa filastrocca che mi ha fatto sorridere.

THE FIVE DECLENSIONS.

IN words of declension the first—
Attend, little scholar to me—
The singular genitive case
Doth constantly end in an ae.

In words of declension the second—
To learn it I beg you will try—
The singular genitive case
Doth constantly end in an i.

In words of declension the third—
Attend, little scholar, to this—
The singular genitive case
Doth constantly end in is.

In words of declension the fourth—
Pray learn it without any fuss—
The singular genitive case
Doth constantly end in an us.

In words of declension the fifth—
I pray, little scholar, attend—
The singular genitive case
In ei doth constantly end.

Tra le righe noto come il sistema delle rime ci permetta di intuire come venisse pronunciato il latino dagli inglesi dell’epoca.

Perle

Domenica alla messa del suo ingresso in parrocchia, il buon Padre Andrea Trevisan ha lanciato un paio di provocazioni che mi sono rimaste come un piccolo memento:

  • “A volte l’incoscienza è un dono del Signore. Se avessi saputo in anticipo tutto quello che mi aspettava con l’avventura che sto intraprendendo probabilmente non avrei accettato, ma adesso sto vedendo quanto guadagno mi sta portando questa scelta”
  • “Stamattina pensavo tra me e me a cosa mi stava dicendo Gesù. ‘Hai voluto la bicicletta… pedala!’. A quel punto mi sono detto “Eh no, caro Gesù: mi hai dato questa bicicletta… pedaliamo insieme!'”

Grande conferma della positività ultima del reale grazie alla Compagnia di Cristo.