Goditi il silenzio con Eric Whitacre

Sempreverde successo dei Depeche Mode, Enjoy the Silence è un inno al silenzio tra due amanti, muta reazione alla vacuità della parola di fronte alla grandezza del reciproco sentimento, e già il fatto che questo tema di ineffabilità sia trasmesso con il tramite della musica è di per sé contraddittorio. Ma d’altronde una definizione, una ragion d’essere della poesia è proprio il tentativo di usare lo strumento della parola per esprimere ciò che in ultima analisi è sub-lime, in-effabile, e la musica, che non necessita dellaparola per esprimersi, in combinazione con la poesia forma un catalizzatore espressivo potentissimo.

Il successo di Enjoy the Silence è decretato maggiormente da un involucro musicale molto accattivante in un contesto di musica new wave, mentre le potenzialità del testo restano anche ad un secondo ascolto meno evidenti.

Dopo oltre vent’anni e alcune più o meno fortunate cover di questa canzone un contributo innovativo è arrivato dalla popstar della musica corale, Eric Whitacre. Non a caso egli si è autonominato fifth member of Depeche Mode: la sua passione per la new wave degli anni ’80 deriva dai suoi esordi come tastierista in gruppo new wave.

Nel 2015 Whitacre piega al suo stile compositivo il brano dei Depeche Mode: il risultato è una cover stupendamente inquietante.

Contornato da una armonizzazione corale dalle vaste e avvolgenti armonie, liberato da una gabbia ritmica angusta e da una agogica ossessiva, il nesso tra silenzio e sentimento allude  alle vastità del cosmo, dando alla parola ineffabile il più ragionevole significato a questo testo. La voce collettiva dello strumento-coro dona al testo una valenza emblematica liberando le parole dalla tentazione della identificazione con la figura del lead singer del gruppo e permette al contempo una più vivida immedesimazione con il testo cantato.

Il video che accompagna il brano rappresenta una sorta di Musica delle sfere, immaginata da Boezio o intuita ed esplorata da compositori come Urmas Sisask. L’esperienza è — appunto — sublime.