Miracolo

Giacobbe che lotta contro langelo

Giacobbe che lotta contro l'angelo, di Alexander Louis Leloir 1865

Butto giù un paio di appunti da alcune parole di Julián Carrón che ho riletto recentemente.

Nella domanda su come si possa non ridurre la Chiesa e Cristo alla nostra misura la risposta è il miracolo. Cioè « Il miracolo è l’accadere di qualcosa che “costringe” a pensare a Dio» che si impone così potentemente da non poterlo ridurre alla nostra misura.

Dato che questo si incarna in persone, che per la loro eccezionalità chiamiamo santi, non posso definire questo un discorso astratto. A maggior ragione per un’intuizione che mi tiene in ballo tuttora:

Da cosa si vede che Cristo non è astratto? Dalla nostra resistenza: uno non resiste al niente. La Chiesa, come corpo di Cristo, è ἐκκλήσια, convocatio, chiamata, prima che ἀγορά, congregatio, congresso.

Tutto questo non mi lascia mai tranquillo, ma nel contempo è liberante, perché non è un prodotto della mia immaginazione. Riuscirò a testimoniare la vittoria di Cristo nella mia quotidianità? Sarebbe il più grande miracolo.

Perle

Domenica alla messa del suo ingresso in parrocchia, il buon Padre Andrea Trevisan ha lanciato un paio di provocazioni che mi sono rimaste come un piccolo memento:

  • “A volte l’incoscienza è un dono del Signore. Se avessi saputo in anticipo tutto quello che mi aspettava con l’avventura che sto intraprendendo probabilmente non avrei accettato, ma adesso sto vedendo quanto guadagno mi sta portando questa scelta”
  • “Stamattina pensavo tra me e me a cosa mi stava dicendo Gesù. ‘Hai voluto la bicicletta… pedala!’. A quel punto mi sono detto “Eh no, caro Gesù: mi hai dato questa bicicletta… pedaliamo insieme!'”

Grande conferma della positività ultima del reale grazie alla Compagnia di Cristo.